Privacy e internet: l’anonimato di Bitcoin

Molto spesso, quando capita di parlare di Bitcoin con interlocutori poco esperti, accade che la criptovaluta venga associata a utilizzi illegali e a losche vicende legate al deep web.
È infatti opinione diffusa che l’anonimato – una delle caratteristiche principali di Bitcoin – sia tra i motivi primari per cui venga spesso utilizzato a scopi criminali. In questo articolo si vuole invece spiegare perché la privacy garantita dal sistema Bitcoin possa essere considerata un vantaggio.

All’inizio degli anni ‘90, quando Internet ha cominciato a diffondersi anche tra le persone comuni, alcuni informatici, accademici e crittografici hanno deciso di riunirsi in un collettivo di attivisti che prese il nome cypherpunk. Questo gruppo, guidato da un forte spirito libertario, aveva già intuito in tempi non sospetti il rischio che Internet potesse diventare in un futuro non troppo lontano uno strumento di controllo sugli individui.

All’interno del manifesto pubblicato il 3 marzo 1993 si leggevano infatti le seguenti parole: «Noi Cypherpunk siamo attivi nella costruzione di sistemi informatici anonimi grazie all’impiego della crittografia, affinché lo scambio di informazioni e di denaro resti riservato. Noi scriviamo i codici software e li divulghiamo gratuitamente affinché siano disponibili ed adottati dal maggior numero di persone».

Una parte di essi, inoltre, nutriva una particolare preoccupazione riguardo alla privacy finanziaria. Uno dei volti più noti di questo filone è sicuramente David Schaum, studioso dell’università di Berkeley in California che, come dimostrato da un suo scritto del 1985, focalizzò le sue ricerche sulla “Sicurezza senza identificazione: sistemi transazionali per scongiurare il rischio Grande Fratello”. Dieci anni dopo Adam Back, Wei Dai, Hal Finney, Nick Szabo e altri contributori anonimi iniziarono a comunicare e acollaborare su vari progetti usando mailing list riservate e comunicazioni criptate con un obiettivo comune: rendere Internet un luogo privato dove si potesse mantenere la stessa privacy che si ha in casa propria e la stessa riservatezza di una cena tra amici.

Andando avanti con gli anni, le loro paure si fecero sempre più realtà. Oggi, infatti, per effettuare anche le più comuni operazioni su Internet, come per esempio un acquisto, è sempre necessario inserire i propri dati personali e acconsentire al loro utilizzo. In questo modo si autorizzano i fornitori di servizi, quali banche o carte di credito, ad accedere a tutte le informazioni necessarie per autorizzare un pagamento. Questo però significa dare potenzialmente accesso ai nostri fondi a estranei. Inoltre, grazie a questo sistema, le nostre abitudini di spesa e i nostri dati personali sono diventati merce su cui si è iniziato a lucrare a nostra insaputa. Infine, è bene ricordare che la diffusione incontrollata dei nostri dati sulla rete mette gli hacker nelle condizioni di attaccarci più facilmente. 

E in questo mondo dove i nostri dati personali vengono letteralmente dati in pasto ad aziende e multinazionali come Facebook, Amazon o Google, numerose persone considerano ancora l’anonimato di Bitcoin una caratteristica non desiderabile.

Ma giunti a questo punto vi starete giustamente chiedendo perché Bitcoin, al contrario degli altri metodi di pagamento, consente di mantenere il proprio anonimato. Questo avviene perché quando Satoshi Nakamoto decise di progettare il sistema di Bitcoin, scelse di utilizzare pochissimi dati offuscati dalla crittografia. Per questo motivo bitcoin funziona senza bisogno dei dati anagrafici o altre informazioni sensibili dei propri utilizzatori. Gli utenti vengono infatti identificati usando delle stringhe alfanumeriche come questa: 3DaHRJYXo3pC5Sh6QTPTrEZ4TKooj2zUDE.

Si tratta di codici risultanti dall’applicazione di tecniche crittografiche di derivazione militare. Su indirizzi come questi è possibile ricevere e inviare denaro da e a chiunque nel mondo, senza esporre i propri dati. Il risultato di questo sistema è che solo e solamente il proprietario dei bitcoin ha la possibilità di muoverli.

Bitcoin moneta nativa di internet

È però necessario fare una precisazione: Bitcoin non è totalmente anonimo. Viene infatti definito pseudo-anonimo. Ciò significa che pur non inserendo i dati personali di chi effettua il pagamento, ogni transazione è visibile e tracciata per sempre sulla blockchain. In caso di reato, quindi, esperti e autorità potranno ricostruire il percorso del denaro ed eventualmente accedere a dati come posizione GPS e numero di telefono associati al dispositivo che muove i bitcoin.

Ricordiamoci però che Bitcoin è innanzitutto un mezzo di scambio, e non è responsabile di crimini che possono essere commessi anche usando monete più comuni come euro o dollari. Chi non ha intenzione di commettere reati, quindi, può utilizzarlo per fare acquisti su Internet godendo semplicemente di maggiore privacy. Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma la privacy delle comunicazioni è un valore riconosciuto dall’articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

È bene ricordare che in alcuni paesi esporre le proprie abitudini finanziarie potrebbe significare la differenza tra la vita e la morte; basti pensare per esempio alle donne afgane o saudite che non possono possedere un conto corrente in autonomia, ma grazie a questo sistema hanno la possibilità detenere bitcoin anche sotto il burqa. La privacy finanziaria può spesso coincidere con la libertà di espressione.

La grande innovazione portata da Bitcoin sta quindi nella possibilità di effettuare pagamenti senza identificarsi. Per aiutarvi a immaginarlo potremmo paragonarlo al pagamento in contanti: quel che avviene è un passaggio di proprietà della moneta, solo che l’atto avviene su Internet senza una necessaria identificazione delle parti.

Internet è riuscito a stravolgere molti settori, ma non il sistema finanziario. Per i pagamenti online ci si affida ancora a tecnologie come Visa, Swift, ecc. che risalgono agli anni ‘70. Bitcoin si propone come un’alternativa in linea con i tempi, in grado di fornire uno strumento finanziario nativo di Internet. Il suo sforzo verso la garanzia di una maggiore privacy può non essere considerato perfetto, ma permette di immaginare scenari in cui i nostri dati possano essere completamente riservati e sotto il nostro controllo anche in rete.

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